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Mobilità obbligata

Mobilità obbligata

Quando spostarsi in automobile è l’unica alternativa possibile

Molti titoli raccontano cosa “preferiscono” gli italiani in tema di mobilità. Ma parlare di scelta è fuorviante: il nostro sistema urbano ha reso l’auto l’opzione più comoda e spesso, l’unica, praticabile.
La mobilità quotidiana funziona principalmente attraverso dinamiche e scelte quasi “obbligate”, dove scegliere non è possibile, è solamente possibile seguire l’unica soluzione indicata e percorribile.
La stessa dinamica si ripete quando si osservano gli spostamenti: l’auto è stata da sempre concepita come l’unica soluzione, mentre le possibili alternative, dove presenti, sono tenute nascoste, se non dimenticate e poco considerate.

Per decenni le città hanno privilegiato il traffico privato, ampliando strade e parcheggi e riducendo marciapiedi, tranvie e ciclabilità.
È così che nasce l’illusione della scelta: si interpreta il predominio dell’auto come una preferenza, quando è il risultato di un contesto che limita tutto il resto.
Lo stesso vale per la fallacia causale che influenza molti modelli previsionali: si osservano dati storici di un sistema auto-centrico e li si considera inevitabili, senza chiedersi cosa accadrebbe se venissero offerte alternative davvero competitive.
Il problema che spesso si è riscontrato e può nascere da queste situazioni di questo tipo sta proprio nella difficoltà data dal riuscire al saper dare delle risposte nuove che possano essere in grado di dare delle alternative concrete e tangibili, e soprattutto migliorative.
Risposte che, partendo da una riformulazione delle domande e da un ripensamento riguardo la loro applicabilità, possano tracciare delle rotte capaci di ripensare la mobilità, gli spostamenti e la gestione dei flussi dei veicoli a motore.

Mobilità obbligata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Todd Litman immagina edifici dotati di pompe di benzina gratuite incluse nell’affitto: un’assurdità, che però replica ciò che già facciamo con i parcheggi obbligatori.
All’opposto, nei Paesi Bassi la bicicletta è un elettrodomestico della mobilità, un gesto quotidiano reso ovvio da infrastrutture progettate per semplificarne l’uso.
Non è una questione culturale, ma di contesto: la scelta nasce solo quando le alternative esistono, ma se queste vengono meno la scelta non è più tale, è un obbligo.

Il problema è che molti strumenti di pianificazione continuano a basarsi esclusivamente su dati storici, che riflettono un ambiente sbilanciato, rimasto pressoché fermo negli anni, senza un reale slancio e privo di una sua evoluzione al bene collettivo, sia in termini di gestione delle risorse, che di alternative proposte, o ancora di attenzione all’ambiente.
Quando il sistema cambia, le persone cambiano con esso: il fenomeno della “traffic evaporation” dimostra che, riducendo lo spazio dedicato all’auto, una parte del traffico scompare perché gli individui riorganizzano abitudini e destinazioni.

Nel dibattito sulla mobilità sta emergendo con sempre maggiore chiarezza la necessità di superare una lettura basata esclusivamente sulle scelte individuali, per considerare invece l’insieme delle condizioni strutturali che orientano i comportamenti e interagiscono tra loro.

In questo contesto, modelli, scenari e analisi integrate vengono sempre più utilizzati come chiavi interpretative per riflettere non soltanto sulle pratiche attuali, ma sulle possibilità che si aprirebbero in sistemi di mobilità più equilibrati.
È una prospettiva che invita a guardare alla mobilità quotidiana come a un sistema complesso, in cui l’accessibilità dipende dalla configurazione complessiva delle opportunità disponibili.

Mobilità obbligata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: https://datamobility.it/magazine/quando-la-mobilita-non-e-una-scelta/