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Rapporto Pendolaria: record negativo dell’Italia per la mobilità sostenibile su ferro

Pendolaria

L’Italia si posiziona ultima, rispetto a Regno Unito, Germania e Spagna, per quanto riguarda la mobilità sostenibile su ferro (metropolitane, tranvie e ferrovie suburbane). A rivelarlo è il report “Pendolaria – Speciale aree urbane” di Legambiente presentato negli scorsi giorni nell’ambito della campagna Clean Cities.

A pesare particolarmente sul posizionamento dell’Italia sarebbe la carenza di infrastrutture adeguate che, di conseguenza, causerebbe un aumento del traffico e dello smog per via dell’elevato utilizzo delle auto. La Penisola si conferma infatti la nazione più legata all’utilizzo dell’auto, con un parco auto tra i più grandi d’Europa. Si parla infatti di 666 auto ogni mille abitanti, il 30% in più rispetto alla media di Francia, Germania e Spagna.

La mancanza di interconnessioni tra le varie linee di trasporto di massa, di TPL e di mobilità dolce, e la mancanza di integrazione delle stazioni con il tessuto urbano pedonabile e ciclabile spingerebbe quindi gli italiani a preferire l’auto per i propri spostamenti.

Il primato (negativo) di Roma e del Mezzogiorno

Tra gli esempi, purtroppo in senso negativo, spicca la città di Roma. La Capitale è infatti tra le città europee peggiori in termini di dotazioni di binari e metro, e a livello nazionale risulta essere il comune più colpito dal 2010 al 2023 dagli eventi meteorologici estremi che hanno causato danni alle infrastrutture di trasporto pubblico o interruzioni al servizio.

“Grande dimenticato” – come viene definito da Pendolaria – è poi il Mezzogiorno. Al sud i treni sono più vecchi: l’età media dei convogli è di 18,1 anni, in calo rispetto a 19,2 anni del 2020 e dei 18,5 del 2021, ma ancora molto lontana dai 14,6 anni del nord. Due i casi record di “anzianità” dei parchi rotabili: in Molise l’età media è di 22,6 anni, in Calabria 21,4 anni.

Carenza di investimenti

Sul fronte degli investimenti su ferro, dal report emerge come l’Italia abbia fatto ben poco, preferendo invece quelli su gomma. Nel 2023 non è stato inaugurato nemmeno un chilometro di nuove tranvie, mentre l’unica aggiunta alla voce metropolitane riguarda l’apertura di un nuovo tratto della M4 a Milano. E se si guarda indietro negli anni, dal 2016 al 2023 sono stati realizzati appena 11 km di tranvie e 14,2 di metropolitane, con una media annua rispettivamente di 1,375 km e 1,775 km, ben lontani da quanto sarebbe necessario per recuperare la distanza dalle dotazioni medie europee.

I dati

In Italia la lunghezza totale delle linee di metropolitane si ferma quindi a poco meno di 256 km totali.  Nel Regno Unito sono 680,4 km; in Germania 656,5 km e in Spagna 615,6 km. Il totale di km di metropolitane nella nostra Penisola è inferiore, o paragonabile a quello di singole città europee come Madrid (291,3) o Parigi (225,2). Riguardo le tranvie, in Italia ci sono 397,4 km di tranvie assai lontani dagli 875 km della Francia e soprattutto dai 2.042,9 km della Germania. Analoga situazione per le ferrovie suburbane, quelle prese ogni giorno da tanti pendolari, dove l’Italia è dotata di una rete totale di 740,6 km mentre sono 2.041,3 quelli della Germania, 1.817,3 km nel Regno Unito e 1.442,7 in Spagna.

Le soluzioni proposte da Legambiente

Se l’Italia intende rispettare gli obiettivi del Green Deal europeo – cioè il taglio delle emissioni del 55% entro il 2030 e al loro azzeramento entro il 2050 -, secondo Legambiente sarà necessario prevedere nuovi finanziamenti, fino al 2030, pari a 500 milioni l’anno per rafforzare il servizio ferroviario regionale con l’acquisto e il revamping dei treni; oltre che 200 milioni l’anno per migliorare il servizio Intercity o l’aumento di almeno 1 miliardo del Fondo Nazionale Trasporti (che finanzia il trasporto su ferro e quello su gomma). Una spesa, secondo Legambiente, alla portata del Paese, attraverso un’attenta programmazione di finanziamenti europei, italiani e regionali. “Le risorse – si legge sul sito di Pendolaria – si possono recuperare dai sussidi alle fonti fossili e inquinanti, oltre che ripensando a progetti stradali e autostradali dannosi per l’ambiente e per l’economia”.

Maggiori informazioni sul report “Pendolaria – Speciale aree urbane” sono disponibili al sito www.pendolaria.it/rapporto-pendolaria-2024