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Perché il MaaS vale più dei suoi numeri

MaaS

Cinque anni di sperimentazione, una piattaforma nazionale e una domanda ancora senza risposta

Quasi 950.000 viaggi effettuati, una media di oltre 16 per utente, obiettivi PNRR superati. Sono i numeri di MaaS for Italy al 31 maggio 2026, cinque anni dopo il lancio del programma che ha portato il modello Mobility as a Service nei comuni e nelle regioni italiane per la prima volta su scala nazionale. Il white paper appena pubblicato dal Dipartimento per la trasformazione digitale restituisce un quadro completo dell’esperienza.

Il perimetro della sperimentazione è stato significativo: sei Comuni (Bari, Firenze, Milano, Napoli, Roma, Torino), sei Regioni e una Provincia autonoma, 14 applicazioni di MaaS Operator, un budget complessivo di 56,9 milioni di euro finanziati dal PNRR e dal Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari. I partecipanti hanno potuto pianificare, prenotare e pagare viaggi multimodali su un’unica piattaforma, combinando trasporto pubblico, taxi, mezzi in sharing e parcheggi.

Il DSRM: l’infrastruttura che nessuno racconta

Il dato che rischia di passare in secondo piano è forse il più rilevante per chi lavora nel settore. Al centro del programma c’è il Data and Services Repository for MaaS (DSRM), la piattaforma nazionale che raccoglie i dati statici e dinamici dei servizi di trasporto locali e li rende disponibili agli operatori secondo gli standard europei NeTEx e SIRI. Attiva dal 2023, consente a qualsiasi MaaS Operator di accedere a un punto unico anziché trattare separatamente con decine di aziende di trasporto, ciascuna con formati e interfacce proprie. Prima del DSRM, quella frammentazione rendeva il mercato inaccessibile agli operatori più piccoli.

Il white paper descrive questa infrastruttura come l’equivalente digitale di strade e binari: la Pubblica Amministrazione non gestisce i servizi, garantisce a tutti un accesso equo ai dati. La piattaforma resterà operativa oltre la fase sperimentale ed è uno degli elementi di continuità più concreti che il programma lascia al sistema.

Quando il laboratorio è la città

Accanto alle sperimentazioni territoriali, il programma ha attivato due Living Lab a Milano e Torino. A Milano la sperimentazione si è concentrata sulla linea filobus 90-91, una delle tratte più frequentate della città: telecamere, sensori e semafori connessi comunicano con i veicoli in tempo reale, ottimizzando corse e velocità. A Torino, il Living Lab ToMove ha portato in strada il primo esempio italiano di trasporto collettivo senza conducente, la navetta a guida autonoma AuToMove, attiva dall’ottobre 2025 nell’area del Campus Luigi Einaudi, insieme a un robot per le consegne dell’ultimo miglio e a un gemello digitale della città.

Complessivamente, i due laboratori hanno coinvolto oltre 1.500 cittadini, 54 ricercatori e 223 organizzazioni, attirando 1,5 milioni di euro di investimenti aggiuntivi.

Il white paper non nasconde le questioni irrisolte. In cima c’è la sostenibilità economica dei MaaS Operator: le app di mobilità multimodale operano con margini ridotti e un modello di business strutturalmente autonomo non è ancora stato trovato. La domanda degli utenti c’è. Il finanziamento pubblico ha retto la sperimentazione. Adesso si tratta di capire se il mercato regge da solo.